Area Archeologica di via delle Botteghe Oscure apertura straordinaria

Data: 
24/06/2026
Abstract: 

Guide esperte accolgono i visitatori fornendo brevi approfondimenti dedicati alla storia e alla scoperta dell'area archeologica di via delle Botteghe Oscure

L’ area archeologica fu messa in luce nel 1938 durante i lavori di ampliamento di via delle Botteghe Oscure.
Nell’80 d.C., durante il regno di Tito, un terribile incendio devastò il Campo Marzio centro-meridionale. Domiziano, salito al trono l’anno successivo, restaurò e ricostruì i numerosi edifici sacri e pubblici danneggiati dal fuoco e ne edificò di nuovi. Fu certamente interessato da questi interventi il quadriportico che circondava il grande tempio repubblicano, di cui rimangono solo alcuni tratti dei muri perimetrali sotto gli edifici moderni, mentre nell’area archeologica di via delle Botteghe Oscure sono visibili i resti del colonnato meridionale del tempio, di una fontana e di parte del lastricato della piazza.

 

Il tempio
L’edificio era periptero e ottastilo, cioè circondato su tutti i lati da colonne di cui otto erano allineate sulla fronte, e vi si accedeva tramite una scalinata. Il podio era rivestito di travertino e su di esso sono state rialzate due colonne di peperino, ricoperto di stucco, con capitelli corinzi in travertino. Dietro è visibile il muro della cella in mattoni, attribuibile al restauro domizianeo. All’interno delle cantine moderne, sotto il palazzo di via Celsa 3-5, si conservano invece il muro meridionale e quello orientale della cella. Addossato a quest’ultimo è visibile una sezione del grande basamento in opera laterizia per i simulacri di culto. Anch’esso di età flavia, come la cella, era di forma rettangolare con una sporgenza al centro e doveva essere affiancato da due piccoli ambienti ciechi, probabilmente occupati dalle scale che permettevano di salire sulla sommità del basamento stesso. All’interno della cella vi dovevano essere due file di colonne poste a poca distanza dai muri laterali, come è possibile desumere da un frammento della pianta marmorea severiana, la Forma Urbis, che raffigura una sezione del complesso.
Ben conservata è anche una sezione del portico orientale del tempio, di cui sono visibili quattro basi di colonne di età repubblicana e le grandi lastre di travertino che costituiscono il rifacimento domizianeo della pavimentazione.

 

Ipotesi di identificazione dell’area e del tempio
Il frammento già ricordato della Forma Urbis reca l’iscrizione MINI[CIA], che permette di identificare l’area con la Porticus Minucia. Le fonti riportano in realtà l’esistenza di due Porticus Minuciae: la più antica, denominata Vetus, fu costruita da M. Minucio Rufo, console nel 110 a.C., per celebrare il suo trionfo sugli Scordisci; l’altra, detta Frumentaria, fu edificata in epoca imperiale per le distribuzioni gratuite di grano, le frumentationes. L’attribuzione dei resti all’uno o all’altro complesso è ancora oggetto di dibattito, così come l’identificazione dell’edificio sacro, da alcuni ritenuto il tempio delle Ninfe, da altri il tempio dei Lari Permarini.

 

Informazioni: 

Ingresso: Via Celsa 3
L'ingresso e la visita sono gratuiti nel rispetto della capienza massima consentita per il sito. L'area non è accessibile a disabili.

OrganizzazioneSovrintendenza Capitolina in collaborazione con Zètema Progetto Cultura

Orario: 

Mercoledì 24 giugno 2026
dalle ore 17.30 alle 19.30, ultimo ingresso alle ore 19.00

Biglietto d'ingresso: 

Accesso e visita gratuiti in occasione dell’apertura straordinaria

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